venerdì 23 giugno 2017

Cinta Avidal Agullo


La Direzione antimafia insiste: la cannabis va legalizzata

http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2017/06/22/la-direzione-antimafia-insiste-la-cannabis-va-legalizzata/211634/

Lo ribadisce nel suo rapporto annuale la Dna. Che sottolinea la sproporzione tra l'ingente impiego di risorse e i risultati, assai magri, nell'azione di contrasto allo spaccio. E il fallimento del proibizionismo.
ALESSANDRO DA ROLD
Twitter
LUCA RINALDI
Twitter

In Italia la marijuana va legalizzata. A distanza di due anni la Direzione nazionale antimafia ribadisce quanto già scritto nel 2015. Lo scrive nero su bianco nella sua relazione presentata a Palazzo Madama (qui i contenuti del documento). Ma se in passato la Dna aveva preferito trincerarsi dietro un quasi legalese, della serie: «Spetterà al legislatore valutare se, in un contesto di più ampio respiro (ipotizziamo, almeno, europeo, in quanto parliamo di un mercato oramai unitario anche nel settore degli stupefacenti) sia opportuna una depenalizzazione della materia», oggi senza mezzi termini si esprime a favore della strada antiproibizionista.

«Non c'era da stupirsi, ma questo Parlamento per questioni di equilibrio politico non darà come al solito adeguate risposte», spiega a Lettera43 Daniele Farina, deputato di Sinistra italiana, membro della commissione Giustizia, da tempo critico nei confronti del Partito Democratico di Matteo Renzi per l'atteggiamento assunto sulla questione cannabis: l'ex premier ha infatti ribadito anche nei giorni scorsi che il provvedimento non passerà. Eppure secondo un sondaggio Ipsos, il 73% degli italiani il pensa che il nostro Paese possa seguire lo stesso percorso di alcuni Stati degli Usa, che hanno già legalizzato la marijuana. A favore si sono espressi in tanti, persino il presidente dell'Anac Raffaele Cantone che in un'intervista a Radio Radicale del 21 marzo scorso ha ammesso: «Fino a poco tempo fa ero assolutamente contrario all'idea della legalizzazione perché non mi convincevano gran parte degli argomenti. Adesso ho un po' cambiato posizione».

IL LIMBO IN COMMISSIONE. A due anni dalla presentazione, la proposta di legge è ancora in attesa di un voto. Giace in commissione Giustizia, in balia dei malumori della maggioranza. E pensare che si tratta della proposta di legge con più firme in calce: più di 200 deputati che abbracciano tutto l'arco parlamentare. «Ma il massimo che potremo raggiungere sarà un provvedimento sulla cannabis terapeutica», aggiunge sempre Farina con un pizzico di amarezza. «Questo Parlamento non sa rispondere». Eppure un intervento del legislatore sarebbe di aiuto a tutto l'ordinamento giudiziario.

L'APPELLO DELLA DNA. Nella relazione i consiglieri della Dna si soffermano sull'immane carico di lavoro che si abbatte sugli uffici giudiziari e sulle forze di polizia che si affannano nel contrasto al mercato illegale della cannabis. Per i magistrati della direzione vi è dunque «la necessità di concentrare le risorse dello Stato finalizzate alla repressione dei reati su fenomeni più gravi e allarmanti del traffico di droghe leggere». In questa prospettiva, aggiungono, «sembra coerente l’adozione di una rigorosa e chiara politica di legalizzazione della vendita della cannabis, accompagnata da una parallela azione a livello internazionale, e, in particolare europeo, che consenta la creazione, in prospettiva, di una più ampia aerea in cui il fenomeno sia regolato in modo omogeno».

La direzione, che era stata interpellata proprio da Montecitorio, si è espressa quindi in senso favorevole alla legalizzazione della vendita di cannabis «ove attuata secondo criteri che venivano nel dettaglio evidenziati, prendendo atto sulla base di numeri, fatti, indagini e processi in nostro possesso, del fallimento delle politiche proibizioniste». Dietro la scelta di nuovo la sproporzione tra l'impiego di uomini e mezzi «e i risultati, assai magri, raccolti dall'azione di contrasto al fenomeno; alle non certo insuperabili ragioni di carattere sanitario che possono consigliare la repressione penale del fenomeno» e infine la «dimostrazione dell’inanità di ogni sforzo confermata dal progressivo aumento di consumatori e del giro di affari».

IL NODO DELLE POLITICHE FISCALI. Il percorso di legalizzazione dovrà necessariamente passare da un quadro d'insieme anche europeo e che coinvolga il maggior numero di Stati possibile, anche per scongiurare il rischio del contrabbando. Una risposta per quella parte di magistratura e di politica che contesta il fatto di non aver visto il mercato illegale scomparire negli Stati pro-legalizzazione. E qui entrano in gioco pure le politiche fiscali. «La misura della scomparsa di un parallelo mercato illegale di cannabinoidi», si legge nel report, «laddove ne esista uno legale, dipende, anche, dall’intelligenza delle politiche fiscali sul consumo adottate dallo Stato in cui si è realizzata la legalizzazione. L’imposizione fiscale deve esserci ovviamente. Ma dovrebbe essere equilibrata e non eccessivamente opprimente, tale da rendere non troppo svantaggioso l’acquisto legale, il cui maggiore prezzo, tuttavia dovrà essere, comunque, nella prospettiva del consumatore, compensato dalla qualità sicura del prodotto e dal fatto che la vendita legale ponga fine alla sgradevole necessità di dovere rapporti con il mondo criminale per approvvigionarsi». La Dna ribadisce l'invito al legislatore per una «rigorosa e chiara politica di legalizzazione della vendita della cannabis». Insomma, Gentiloni legalizzala e non ti curar di Renzi che conta i voti.




mercoledì 21 giugno 2017